Video Navitas da padre Pio - San Giovanni Rotondo

Navitas e San Pio

Una scultura di Roberto Piaia in mostra nel foyer della chiesa di San Pio da Pietrelcina, la scultura, realizzata con marmo bianco di Carrara, s'intitola "Navitas", termine latino che si traduce con "nascita", "parto". È un corpo femminile, rappresentato attraverso un gioco di materia e vuoto, che esprime e tenta di rendere visibile qualcosa che sfugge ai sensi umani: «Ho cercato di costruire la mia energia – ha spiegato l'artista – partendo dal mio essere e facendo fuoriuscire una forma di meditazione che diventa un ponte fra cielo e terra».

Opere in movimento

Opere in Movimento

Le Opere si animano nel Mondo di Roberto Piaia

Lavorazione in marmo statuario di Navitas

Navitas e Roberto Piaia

"Navitas" è espressione di un sincretismo di tre diversi linguaggi artistici: astrattismo, surrealismo e figurativo. Ma l'elemento che rende questa scultura un unicum e una primizia nella storia dell'arte è un'altra: «Alla fine dell'800 – ha rivelato Piaia – un incisore elvetico ha cominciato a creare delle nuove forme, scoprendo la spirale, ma in una forma abbastanza rozza, a quei tempi. In seguito è stata sviluppata da ulteriori artisti (Boccioni nel futurismo, Dalì nel surrealismo e Magritte nella metafisica), che però erano riusciti a creare la figura a fette sorretta, all'interno, da un perno. Esteticamente non era il massimo. Io, studiando queste tecniche, sono riuscito a creare una forma che mantenesse le linee della figura e in grado di sorreggersi da sola». Un traguardo che ha richiesto 30 anni di studio, quattro anni e mezzo di preparazione e sei mesi per la realizzazione.

Evento Storie di Luce -Conegliano (TV)

Storie di Luce-Tg3

Quella di Roberto Piaia è una ricerca che nel corso degli anni è andata approfondendosi in molteplici e affascinanti direzioni, mantenendo però come costante denominatore comune una forza vitale, un'energia vibrante che l'artista infonde nelle sue opere attraverso un lessico fondato sul gesto perentorio di chi conosce a fondo il proprio mestiere, offrendo al nostro sguardo autentiche esplosioni di luce e di colori squillanti sapientemente accordati. L'accostamento tra l'antico e il contemporaneo rappresenta senza dubbio un'operazione coraggiosa, forse perfino ardita, che in questi anni è già stata tentata più volte e con esiti non sempre convincenti: in questo caso, tuttavia, ci sentiamo di dire che i confronti proposti – e avrebbero potuto essere anche di più – fanno emergere le similitudini formali e tecniche tra le composizioni degli artisti del XVII secolo e quelle di Roberto Piaia, in un dialogo ininterrotto che – lungi dall'essere una fredda replica accademica – da una parte dimostra la vitalità e l'importanza della lezione della pittura antica ancora ai nostri giorni, e dall'altra fa emergere l'originale approccio al fare artistico perseguito da Piaia, che partendo da quella lezione ha saputo codificare un lessico autonomo e del tutto originale nel panorama contemporaneo.

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